Salute · Famiglie
Se un figlio deve curarsi lontano, serve anche un posto dove stare
Cosa succede quando l’ospedale giusto per tuo figlio è a centinaia di chilometri da casa? Il Corriere racconta due famiglie che l’hanno vissuto per mesi.
La mamma di Paolo, due anni, da Matera ha seguito il figlio fino all’Ospedale Bambino Gesù di Roma, per un intervento e una lunga terapia intensiva. Il papà di Maria, dieci anni, è rimasto quattro mesi a Milano mentre la figlia veniva operata all’Istituto neurologico Besta.
In entrambe le città una stanza in affitto costava troppo. La differenza l’hanno fatta le case di accoglienza: quella del Bambino Gesù per le famiglie che arrivano da fuori e CasAmica, associazione di volontari con case in Lombardia e Lazio. Lì hanno trovato un letto e altri genitori con cui condividere le giornate.
Attenzione a chiedere presto: il papà di Maria si è informato in ospedale sulle strutture convenzionate appena ha capito che il ricovero sarebbe stato lungo.
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Per tutte · Approfondimento
Quello che abbiamo ricevuto dai nostri genitori, e cosa scegliamo di passare
«Devi essere forte», «non dare fastidio», «da noi si è sempre fatto così». Capita di ritrovarsi a ripetere ai figli frasi sentite da bambine, quasi senza accorgersene.
Olivia Ninotti, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, scrive sul Corriere che dalla famiglia ereditiamo molto più dei geni: lingue, ricette, gesti, e soprattutto il modo in cui i nostri genitori reagivano alla paura, agli errori, alla malattia. Un bambino lo impara prima ancora di parlare, da come l’adulto accanto a lui si spaventa o lo consola.
Invita anche alla prudenza sull’idea, molto diffusa, che le ferite dei genitori si scrivano nel Dna dei figli: nell’uomo le prove restano limitate. Quello che passa davvero viaggia nei racconti, nei silenzi, nelle abitudini di casa.
Nessuno ricomincia da zero, ricorda. Ma ci si può accorgere che una paura viene da più lontano, e scegliere cosa tenere e cosa lasciare andare.
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