Kindo Oggi

Tre cose che vale la pena leggere oggi
Martedì 3 novembre 2026Italia

Oggi parliamo di figli online, del congedo dei papà e dello spazio da lasciare ai bambini per provarci da soli.

Un tablet con uno scudo e una piccola mascotte sorridente, accanto le mani di un bambino

Figli online · Per tutte

Figli e internet: da domani l’Europa spiega la privacy ai bambini

Come si spiega a un bambino di otto anni che una foto, una volta in rete, non torna più indietro? Da domani, 4 novembre, i Garanti europei della privacy aprono Privacy for Kids: un unico spazio online con video, giochi e quiz pensati per i più piccoli, accompagnati da una mascotte di nome Eddy.

I materiali arrivano dalle autorità dei vari Paesi e si possono cercare per età, lingua e argomento, così da trovare in pochi minuti qualcosa da guardare insieme a casa. Servono anche agli insegnanti.

In queste stesse settimane la Commissione europea raccoglie i pareri sul Kids Act, la proposta che vuole ritardare l’accesso dei minori ai social e verificare l’età senza esporre i dati. Possono rispondere anche i genitori, fino al 26 novembre.

Fonte: Garante Privacy · La consultazione sul Kids Act


Anche oggi

Un papà che tiene in braccio il neonato mentre la mamma riposa sul divano

Neogenitori · Coppia

Quando il papà prende il congedo, anche la mamma sta meglio

Nei primi mesi dopo la nascita, chi si alza di notte? Chi porta il bimbo dal pediatra? Uno studio dell’Università di Padova, pubblicato sul Journal of Affective Disorders, ha chiesto a 346 mamme di bambini sotto l’anno se il partner avesse preso il congedo di paternità.

Le donne il cui compagno l’aveva preso raccontavano meno sintomi depressivi, meno stress nella cura del figlio e una migliore intesa nel fare i genitori insieme. Secondo le autrici il beneficio passa proprio da lì: dal sentirsi una squadra e da un carico che si divide.

Una nota pratica: in Italia il papà lavoratore dipendente ha diritto a dieci giorni di congedo obbligatorio, pagati per intero, da usare tra i due mesi prima e i cinque mesi dopo la nascita.

Leggi lo studio (in inglese)

Un bambino che si arrampica su un albero, sotto un adulto che guarda senza intervenire

Figli che crescono · Approfondimento

Lasciarli arrampicare, lasciarli tornare a casa da soli

Il ramo è un po’ alto, la discesa un po’ ripida: viene spontaneo dire «attento» e tendere la mano. Una revisione di 74 studi su bambini dai 3 ai 12 anni, coordinata dalle università di Exeter e della British Columbia, guarda proprio a questo gioco un po’ avventuroso.

Arrampicarsi, saltare ed esplorare all’aperto risultano legati a più movimento, più fiducia in sé e a una migliore capacità di riconoscere i pericoli. La differenza che conta è tra rischio, una sfida alla loro portata, e pericolo, che resta compito degli adulti.

Con gli anni la stessa domanda cambia forma. Lo psicoterapeuta Alberto Pellai, in un incontro a Osimo, l’ha detta così: i figli devono saper tornare a casa senza bisogno di essere geolocalizzati.

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