Kindo Oggi

Tre cose che vale la pena leggere oggi
Sabato 24 ottobre 2026Italia

Oggi parliamo di sonno e cambio dell’ora, di come stanno cambiando le famiglie italiane e di chi si prende cura di chi.

Una cameretta di notte con un lettino, una finestra con la luna e un orologio da parete con una freccia che torna indietro

Salute · Bambini

Stanotte torna l’ora solare: un’occasione per anticipare la nanna

Stanotte, tra sabato e domenica, le lancette tornano indietro di un’ora. Sulla carta si dorme di più, ma con i bambini piccoli il nuovo orario chiede qualche giorno di assestamento.

Il pediatra Alberto Villani, dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, suggerisce di accompagnare il passaggio in cinque-sette giorni, spostando poco alla volta pasti, pisolini e nanna. E di approfittarne: chi andava a letto alle 22 può andarci alle 21. Fino alla preadolescenza, dice, a quell’ora un bambino dovrebbe già dormire, non solo essere a letto.

Sugli integratori per addormentarsi è netto: meglio evitarli, salvo casi particolari decisi con il pediatra. Il tempo insieme si può spostare al fine settimana o al mattino, con una colazione senza fretta.

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Anche oggi

Una fila di case colorate con le finestre accese al tramonto

Famiglie · Per tutte

Il primo figlio a 32 anni: come cambiano le famiglie italiane

Se ti è capitato di essere tra le mamme più giovani o più grandi della classe, i nuovi dati dell’Istat aiutano a vedere il quadro. Il rapporto su nascite e fecondità, pubblicato il 21 ottobre, dice che nel 2025 l’età media al primo figlio ha raggiunto per la prima volta i 32 anni, quattro in più rispetto al 1995.

Le nascite continuano a calare e la media scende a 1,14 figli per donna. Cambia anche la forma delle famiglie: quasi un bambino su due nasce da genitori non sposati, e cresce chi dà ai figli il doppio cognome.

Tra le cause l’Istat indica studi più lunghi, lavoro precario, casa e conciliazione difficile. Nel rapporto trovi anche i dati per regione e i nomi più scelti, ancora Sofia e Leonardo.

Fonte: Istat, 21 ottobre 2026

Un passeggino rosa accanto a una panchina del parco con un bastone da passeggio appoggiato

Lavoro e cura · Approfondimento

Perché avere figli in Italia somiglia ancora a una lotteria

Chi ha trovato posto al nido, chi ha i nonni vicini, chi può pagare una babysitter: spesso la differenza la fa la rete che si ha alle spalle. Margarita León, studiosa di politiche sociali all’Università Autonoma di Barcellona, la chiama «una specie di lotteria».

In un’intervista a Vanity Fair, al Festival dell’Economia di Torino, spiega che in Italia come in Spagna si dà per scontato che sia la famiglia a occuparsi della cura, e nella pratica sono soprattutto le donne. Ricorda la distanza tra Nord e Sud nei posti al nido e propone una parte di congedo riservata ai padri, che si perde se non la usano.

Tocca anche un passaggio che molte conoscono: quando i nonni che aiutavano hanno bisogno a loro volta di assistenza, ci si ritrova a curare figli e genitori insieme, mentre si lavora.

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