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Un controllo della vista serve anche se tuo figlio non si lamenta
Lezioni, compiti, tablet: per buona parte della giornata lo sguardo di un bambino resta su cose vicine, spesso con luce artificiale. È lo stile di vita che gli oculisti collegano alla crescita della miopia, che in Italia riguarda già oltre due milioni di ragazzi tra i 5 e i 19 anni.
Paolo Nucci, oculista pediatrico all’Università di Milano, consiglia di non aspettare che sia il bambino a dire «non ci vedo», perché la miopia può arrivare senza che se ne accorga. Durante la visita, con un collirio, l’oculista può capire se l’occhio va seguito più da vicino.
Nella vita di tutti i giorni aiutano una pausa ogni 30-45 minuti, guardando lontano, e una o due ore all’aperto. Se la miopia compare, esistono lenti pensate per rallentarla: se ne parla con l’oculista.
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Quando un figlio non studia, dietro può esserci altro che pigrizia
«È pigro», «se solo si impegnasse». Sono frasi che escono facili quando un figlio rimanda i compiti, o passa ore sui libri senza risultati.
Per Floriana Bitto, psicologa esperta di apprendimento, conviene partire da un’altra domanda: non perché non studia, ma che cosa gli impedisce di studiare bene. A volte è un metodo che non funziona, a volte una difficoltà a capire il testo, a volte l’ansia, con verifiche temute, sonno agitato e frasi come «tanto prendo un brutto voto».
La voglia, osserva, raramente arriva prima di cominciare: cresce quando una strategia funziona. Il genitore all’inizio aiuta a costruire una routine («da cosa pensi di partire?»), poi si fa da parte. E se ogni pomeriggio diventa uno scontro, un aiuto esterno può alleggerire tutti.
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