Un lunedì tra mensa, ufficio e culla: cosa cambia nel piatto, chi ci dà una mano, e come si allatta lavorando.
Scuola · Cucina di casa
Pomodorini crudi: perché in Puglia spariscono dalle mense
Se questa settimana nel menu della mensa i pomodori freschi diventano verdure cotte, il motivo è una serie di focolai di salmonella.
Dal 2 ottobre la Regione Puglia ha chiesto a Comuni e gestori di sospendere i pomodori crudi in nidi, scuole dell’infanzia e primarie, ospedali e case di cura. La decisione segue la task force nazionale del 30 settembre sui focolai registrati in Puglia, Lombardia, Lazio e Friuli-Venezia Giulia, legati soprattutto al ciliegino crudo; in Puglia uno ha coinvolto un asilo nido di Brindisi. È una misura di cautela, valida fino a nuova comunicazione. A casa il rischio resta basso, ma conviene lavare bene i pomodorini in acqua corrente, pulire taglieri e coltelli e tenerli in frigo. Con bambini piccoli o in gravidanza, per ora, si può preferire il pomodoro cotto.
Chi si ferma quando salta l’organizzazione? Quasi sempre la mamma
Il bambino con la febbre, il nido chiuso, la nonna che non può: se ti è capitato di riscrivere la giornata di lavoro, non sei la sola.
Secondo l’indagine Ipsos Doxa “Genitori senza rete” per Nuova Collaborazione (5.655 intervistati, presentata il 1° ottobre), il 62% delle madri con figli minori si è trovata spesso in difficoltà con la cura, e più della metà di loro ha ridotto o sospeso il lavoro. La mamma è la figura di cura principale nel 91% delle famiglie. Fuori casa la rete è sottile: i nonni aiutano il 31% dei genitori, una babysitter appena il 4%. E il 54% ha pagato servizi privati nell’ultimo anno, spesso rinviando altre spese. Un’idea pratica: decidere in coppia, prima dell’emergenza, chi copre cosa.
Torni al lavoro con un bimbo piccolo? Hai diritto a due ore al giorno
Il rientro dopo la maternità arriva spesso quando il bambino ha ancora bisogno di te più volte al giorno.
Fino al 7 ottobre è la Settimana mondiale dell’allattamento, e tra le cose che funzionano l’OMS indica il sostegno sul luogo di lavoro. In Italia uno strumento c’è già: nel primo anno di vita del bambino la lavoratrice dipendente ha due ore di riposo al giorno se lavora almeno sei ore, un’ora se l’orario è più corto, pagate per intero. Si chiamano “riposi per allattamento”, ma valgono per la cura del bambino in generale. Raddoppiano con i gemelli e, in alcuni casi, può usarli il papà. La domanda va al datore di lavoro, prima di cominciare. Se allattare si fa faticoso, il consultorio della tua ASL è un buon primo indirizzo.